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Casi Studiati

– Descrizione del caso

Si segnala un interessantissimo caso di guida in stato di ebbrezza. Nella vicenda in esame veniva contestato all’imputato un tasso alcolemico molto elevato pari a 3,28 e 3,31 grammi di alcool per litro di sangue (nelle due prove effettuate con l’alcoltest), tenuto conto che il limite di legge (per integrare il reato) è di 0,8 gr./l.

Si verteva, quindi, in un’ipotesi pari a oltre quattro volte il limite di legge.

Nello specifico, l’imputato (un ragazzo poco più che ventenne) veniva fermato alla guida della propria autovettura per un controllo di routine da una pattuglia dei Carabinieri e veniva sottoposto a due prove con l’alcoltest (come previsto dalla legge) che davano gli esiti sopra indicati.

Nel corso del processo è stato determinante l’apporto del consulente della difesa (perito molto esperto in materia, ex componente dei RIS di Parma) che è riuscito a dimostrare che un soggetto con un tasso alcolico di quella portata non avrebbe mai potuto guidare un veicolo vertendo in un’ipotesi di “coma etilico”. Le Forze dell’Ordine, poi, avevano esclusivamente riscontrato un “alito vinoso” senza gli ulteriori sintomi classici di una grave intossicazione da alcool quali l’eloquio sconnesso, l’andatura barcollante e lo sguardo assente.

La firma apposta dall’imputato sul verbale di contestazione, infine, era del tutto normale mentre in casi di grave stato di ebbrezza/ubriachezza il soggetto non è assolutamente in grado di porre una sottoscrizione uguale a quella di solito in uso.

In virtù di detti elementi, avendo posto notevoli dubbi sul corretto funzionamento dell’etilometro, l’imputato è stato assolto dal Giudice.

Questo caso dimostra che risulta fondamentale l’apporto di un perito esperto che possa scientificamente smontare l’impianto accusatorio.

etilometro

Risultato finale

Alla luce dunque di quanto sopra evidenziato, l’imputato viene assolto, ex art. 520, 2 co cpp del reato a lui ascritto perchè il fatto non sussiste.

– Descrizione del caso

Si segnala un interessante caso di revoca di un sequestro di beni ritenuti contraffatti con restituzione degli stessi.

Nella vicenda in esame personale della Guardia di Finanza – in seguito a perquisizione di un negozio che svolgeva l’attività di riparatore di dispositivi informatici (per lo più telefoni cellulari) – effettuava il sequestro d’iniziativa di diversi componenti e ricambi per cellulari ritenuti contraffatti.

Tale sequestro operato dalla Guardia di Finanza veniva convalidato dal Pubblico Ministero procedente e la difesa presentava ricorso dinanzi al Tribunale del Riesame che accoglieva il ricorso e disponeva la restituzione dei beni alla persona sottoposta ad indagini.

Tale caso risulta interessante in quanto il Tribunale ha accolto il gravame per motivi meramente di forma (eccezioni processuali) ed ha comunque restituito i beni oggetto di sequestro benchè gli stessi fossero soggetti a confisca obbligatoria in quanto disciplinata da norma speciale anziché generale ex art. 240 c.p.

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Risultato finale

Restituzione dei beni in sequestro all’avente direitto e non segue condanna al pagamento delle spese processuali.

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